Crea la tua ragazzina complessata

Cosa serve:
Una bambina di 10 anni bassa e paffutella
Un nonno barbiere 
Brufoli q.b.
Vestiti molto, molto démodé o in alternativa quelli dello zio 
Tanti, tantissimi peli
Crema per ossigenare


Come fare:
Per cominciare prendete la bambina e tagliatele i capelli a spazzola. 
Se avete un nonno barbiere (Figaro per i suoi amici del circolo degli anziani) fate tagliare a lui i capelli della bambina come se doveste spedirla alla più vicina caserma militare, in mancanza di un professionista la macchinetta per rasare a 2 cm andrà più che bene.
Mentre tosate la bambina non buttate assolutamente via quello che tagliate, vi servirà da spargere abbondantemente su viso e corpo. Create con i peli un monosopracciglio, un bel paio di baffoni, un leggins naturale e un paio di manicotti.
Vestitela scegliendo con cura capi tra i seguenti: maglioni e camicie larghe e lunghe da uomo, le rare gonne che siano al ginocchio tipo Testimoni di Geova (fondamentale la gonna scozzese con lo spillone), calzettoni bianchi traforati da abbinare alle gonne (quel vedo non vedo che faccia notare per bene il lucido pelame), un bomber (la moda anni ’80 non ha aiutato nessuno).
Dato che la bambina si lagnerà un pochino (“mamma perché mi hai fatto così brutta?”)  per renderla più carina applicate un po’ di crema ossigenante e in pochi minuti trasformate il suo baffone da nero in giallo dicendole che se ci dovesse essere una rievocazione storica sulle invasioni barbariche a lei darebbero sicuramente il ruolo di capo vichingo.


Ora che la bambina è quasi completata aggiungete qua e là qualche brufolo a piacere.

Questa è la ricetta che ha usato la mia mamma e probabilmente se fosse dipeso da lei sarei ancora così. 
Non lo faceva per cattiveria o sadismo, nel tempo ho capito che era il suo modo di proteggermi, ma la fatica che ho fatto per superare indenne le medie non ve la descrivo. Ricordo che persino il professore di educazione fisica una volta non riuscì a trattenere una battuta sui miei baffi gialli (che poi con la ricrescita erano proprio un bel vedere), vi lascio quindi immaginare i livelli a cui strisciava la mia autostima all’epoca. 
Intorno ai 14 anni qualcosa (tipo i primi interessamenti verso l’altro sesso) fece scattare in me il forte e tenace desiderio di cambiamento. La mia personale liberazione iniziò quando mi appropriai di una pinzetta per sopracciglia, poi fu il turno di un velo di smalto trasparente sulle unghie e a seguire venne finalmente il momento di eliminare il mio grande cruccio (beh, uno dei tanti): il baffone alla Vittorio Emanuele. Mamma non voleva che facessi la ceretta e quindi non la faceva entrare in casa. Così un pomeriggio, approfittando della sua assenza, miscelando sui fornelli acqua, zucchero e limone mi preparai la halawa, la ceretta araba fatta in casadicendo finalmente addio al baffo maledetto. 
Lentamente cominciai a definire me stessa: la consapevolezza che il mio aspetto esteriore stava prendendo una forma umana si rifletteva inevitabilmente sulla mia personalità e mi aiutava ad uscire dal bozzolo di timidezza in cui mi ero fino ad allora sigillata.

Questo racconto parla della bambina che sono stata, ma oggi, che sono a mia volta mamma di una femmina, mi domando come la aiuterò a gestire il suo corpo. 
In giro vedo bambine travestite da ragazze, un po’ ridicole con il loro dieci anni e il trucco leggero, i vestiti attillati, discorsi su amori e delusioni che stridono nelle loro bocche fresche di denti da latte persi da poco e penso che questo sia l’altro estremo, che mi piace forse ancora meno di quello che ho vissuto. 
Da una parte sento il desiderio (probabilmente lo stesso provato da mia madre) di fermare il tempo, di averla accanto piccola come è adesso, ancora lontana dalla voglia di apparire e piacere, dall’altra voglio però evitare che anche lei patisca la fatica di doversi schernire dalla derisione dei coetanei, sapendo che però è facile correre il rischio di trasformarla nella bambola attraverso cui rivalermi della mia adolescenza da mostriciattolo.

In medio stat virtus, ma i confini sono fatti di leggera carta velina.

Mamme di figlie femmine, cosa ne pensate?









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