Ode alla pediatra

Nella rubrica telefonica di una mamma, tra i numeri del cuore, oltre al marito, familiari e migliore amica, compare quello di una persona con cui probabilmente la mamma non ha mai nemmeno preso il caffè ma il cui contatto è più prezioso di quello del consorte: il pediatra.
Il pediatra rappresenta per i genitori (dico genitori giusto per non essere lessicalmente ripetitiva, ma tanto lo sappiamo tutti che è SOLO la mamma a contattarlo) una vera ancora di salvezza. Soprattutto quando si è al primo figlio e l’inesperienza fa sorgere dubbi di ogni genere (“oddio cola il naso: avrà preso la polmonite?”) la voce del pediatra è l’unica che possa farvi ricominciare a dormire notti serene.
Ma che culo ci vuole per trovare il pediatra giusto?

Io, in tre anni di onorata attività mammesca ne ho cambiati ben quattro.

Image credit: Lavoroefinanza.soldionline.it


La prima l’ho cambiata dopo 5 mesi dalla nascita di Piccola Iena perché mi trasferivo dalla provincia alla città. Mi trovavo bene, ma bisogna precisare che la Dottoressa era una mia ex allieva di danza, prima del rapporto medico/paziente c’era un rapporto di amicizia e quindi trattava me e la pargola coi guanti bianchi.

Una volta a Milano, su consiglio di una conoscente medico e con quattro figli, mi sono fatta inserire nel bacino di un pediatra vicino casa. Ogni volta che entravo nel suo studio mi domandavo perché non avessi ancora cambiato: visite frettolose, le mie domande liquidate con sufficienza, difficoltà a capire cosa diceva dato che biascicava alla velocità della luce (doveva essere stato campione di scioglilingua in gioventù ma poi deve aver messo la protesi, non c’è altra spiegazione) e oltretutto mentre rispondeva al telefono.

Dopo aver finalmente preso il coraggio di dire “PER ME È UN NO” e averlo eliminato, sono passata ad una pediatra consigliatami da un’amica. La primissima impressione positiva ci mise poco a sbiadire di fronte ad un muro di scarsa disponibilità. La si poteva contattare dalle 8 alle 10 (quindi se ti si ammalava il pupo alle 15 dovevi sfogliare un’enciclopedia medica e sgranare un paio di rosari), poi ridusse ulteriormente l’orario e se per caso chiamavi cinque minuti fuori dalla fascia oraria ti cazziava di brutto.

Cominciai a pensare che col pediatra della Asl non poteva andare diversamente e così mi misi alla ricerca di un pediatra privato da far venire in casa quando la piccola non stava bene. Secondo voi andò meglio? Ovvio che no. Ho trovato nell’ordine:
– medico proveniente dalla Brianza che appena è arrivato mi ha detto “le ho detto che venivo solo perché non avevo capito dove abitava, troppo scomodo non vengo più”;
– medico privato della zona ma che non ho mai visto in faccia perché ogni volta che la chiamavo per venire in casa mi dava le terapie al telefono;
– medico in pensione che veniva ma con la piva perché anche lui abitava lontano “quindi vengo solo se è solo necessario – sono 130 euro grazie”.

Un’estate, quando ormai non ci speravo più, avvenne il miracolo
Ero incinta dei gemelli e Piccola Iena aveva un dolore insistente alla gamba. Chiamai la pediatra RIGOROSAMENTE negli orari stabiliti, una segreteria mi informò che era in ferie e potevo rivolgermi ad una sostituta che contattai e che gentilmente mi diede un appuntamento.
Fu amore a prima vista: una bella visita accurata, modi cortesi e affabili con la bambina, una caramella a fine visita, parole gentili per me e il mio pancione. 
Decisi che doveva essere mia e cambiai immediatamente.
Per farvela breve è passato un anno e mezzo da allora e sono ancora contenta e soddisfatta della nuova dottoressa. Quando Cip e Ciop ad un mese furono ricoverati per bronchiolite la contattai per disdire la loro prima visita di controllo e lei fece una cosa che mi conquistò definitivamente: venne, di sabato, in ospedale a trovarci.
È professionalmente ineccepibile e scrupolosa, stimata dai colleghi e si capisce che fa il suo lavoro per passione. Come se non bastasse è iper disponibile: ha due fasce orarie per le chiamate (mattino e sera), è attivissima su whatsapp, se è in vacanza risponde comunque al telefono e se la creatura non sta bene ti dice che la vuole visitare (certo, direte voi, è un medico, è ovvio che visiti. Come no, ditelo a quelli di prima che non mi dicevano mai di portarla in ambulatorio ma mi facevano diagnosi e terapie telefoniche). 

Image credit: myscene.freeforums.org


Last but not least è pure una Sciura fascinosissima e credetemi non è secondario (provate a portare vostro figlio da un medico sguercio, senza denti e che parla con la voce della strega di Biancaneve, secondo me non ci va tanto volentieri…), per intenderci quando Piccola Iena l’ha vista la prima volta l’ha chiamata la Dottoressa Sguinz (Winx) ed era tutta felice. E pure alla mamma fa bene portare i bimbi dalla dottoressa bionda, con gli occhi azzurri, sempre col capello fresco di piega, vestita che sembra uscita da Vogue e che parla come una nobildonna d’altri tempi. La dottoressa è mamma di quattro figli (e già questo ti dà grandi speranze che un giorno anche tu tornerai ad essere figa -magari non quanto lei che ha uno stacco di cosce che manco le Kessler- e curata), è una persona molto concreta (con quattro figli conosce non solo in teoria ma anche in pratica i bambini) e sa quali sono le difficoltà che un genitore incontra (con quattro figli sa quanto puoi sclerare se non mangiano/non dormono/sono sempre malati).


Morale della favola: non accontentavi del vostro pediatra, esigete per i vostri figli un medico che vi rassicuri, di cui vi fidiate e che vi vada a genio. Esistono e sono tra noi.
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