Riflessioni sulla Grande Madre

Sul sito del Comune “La Grande Madre” è descritta come “un percorso attraverso l’iconografia della donna, della sua emancipazione e del suo potere di dare la vita” e in questo periodo da IronMum è sicuramente quest’ultimo aspetto quello a cui mi sento più sensibile.

Me ne sono accorta quando di fronte ad un’opera ho cominciato a dire come una un po’ tocca “ma quella sono io!”, perché mi sono sentita totalmente rappresentata dalla “donna assediata da cinque bambini scatenati che si ricacciano a forza nel suo utero ignorando le sue proteste” protagonista del filmato animato di Nathalie Djurberg, “It’s the Mother”.


Per me in questo momento è così, anche se di bambini ne ho solo tre. Ho perso completamente il possesso del mio corpo con la seconda gravidanza, così impegnativa da togliermi pian piano tutto: prima il sonno, poi l’appetito, accorciando sempre di più il mio raggio di azione e la mia autonomia. Poi i gemelli sono nati e da allora mi sento davvero assediata e sopraffatta come la madre rappresentata dell’artista svedese. Notte e giorno sono durissimi e ovviamente avendo anche la Piccola Peste non vale il discorso che fai venire qualcuno a badare ai bimbi e tu riposi. Lei è gelosa, vive con difficoltà l’arrivo dei fratellini e quindi che vuoi, quando c’è un momento potenzialmente libero lo si dedica a lei. 

Una ragazza del museo mi raccontava che all’inaugurazione molte signore sono
rimaste scandalizzate e sconvolte da questa rappresentazione della maternità così piena di angoscia e fatica e ho avuto conferma di quanto ancora oggi molti aspetti legati alla nascita e alla crescita di un pargolo siano un tabù. Quando ho cominciato a frequentare altre mamme ho capito che la percentuale di bugiarde è molto alta: il mio bambino non mi ha mai fatto perdere una notte, il mio mangia anche i broccoli crudi, il mio mette tutto a posto, il mio è felice di condividere i suoi giochi con il fratellino. Tutte felici che giocano a fare la Madonna con Bambino e quando tu racconti la tua esperienza di mamma in difficoltà, con figli che non dormono e che non vogliono mangiare vieni guardata con sospetto, perché è sottinteso che sia colpa tua.

È importante poi, per non essere messa al rogo dal gruppo, iniziare ogni frase con “certo, è tutto bellissimo”, perché si sa che son tutte belle le mamme del mondo e tu che ti lamenti e dici che hai tanta voglia di scappare devi essere un mostro o un’adoratrice del Maligno.

Penso che il percorso della Grande Madre giri intorno al cuore della maternità, che non è fatto solo di sguardi dolci e teneri abbracci.
La maternità è cambiamento. Sentiamo dire in continuazione che “quella là nonostante sia madre fa questo e quello, nonostante sia madre non si trascura, nonostante sia madre ha una vita sociale”, ma sono cazzate. Non sei più la stessa persona di prima e non puoi fare più la stessa vita che facevi prima. Questo non è per forza di cose un male, però bisogna essere onesti e ammettere che nel momento in cui il vostro bimbo prende forma dentro di voi la vostra vita sarà diversa.

La maternità è ansia e paura. Sfido chiunque, anche la più tranzolla delle mamme, a non aver vissuto sentimenti angosciosi pensando al proprio bambino. Si comincia quando sono nella pancia con un “ma si starà muovendo abbastanza?” e si finisce…beh, credo non di finisca mai.

La maternità è fatica. Notti insonni, pasti al volo, montagne di panni, silenzio questo sconosciuto, poco (quando va bene) tempo per se stesse. Annientamento del sè. Nessun lavoro chiede tanto. Nessun lavoro è dato così tanto per scontato.

La maternità è potere. Siamo tutte delle WonderMum, con i nostri sacrifici, i nostri
salti mortali, le nostre energie che arrivano da chissà dove e ci portano a fare tutto
quello che serve. E non voglio fare la figa, ma con i gemelli più e più volte mi sono detta “se riesco a fare questo posso fare qualunque cosa”.

Proprio riguardo a quest’ultimo punto mi viene in mente un’altra opera che mi ha trovato completamente d’accordo con il pensiero espresso dall’artista: “In the Beginning” di Judy Chicago. L’amica Judy, in una tela lunga 9 metri, interpreta la nascita come una metafora, un “mito di ri-creazione” che legge la Genesi da un’ottima femminista. Insomma, non può essere diversamente: Dio è Donna.
Ah, dimenticavo la cosa più bella della mostra è che mi volevano dare il biglietto ridotto under 26.

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2 thoughts on “Riflessioni sulla Grande Madre

  1. Tua follower subito! Ti stimo sorella! E cmq, io che sono una delle mamme tranzolle, che si cura, si trucca e fa mille mila cose confermo che cmq niente è più come prima e mai lo sarà più, perché se oggi faccio 100 ieri avrei fatto 1 milione…e cmq si, Dio é donna, non può essere altrimenti…c'è un limite oltre il quale gli uomini, anche con tutta la buona volontà, non arrivano, non ce la fanno, gli manca un pezzo…sarà la costola?! Ahahahah!

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